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Conoscere la propria Audience: migliorare se stessi. #OKDisplay

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Comprendere la conformazione della propria audience è un aspetto fondamentale per creare delle campagne sulla Rete Display di Google efficaci ed efficienti.

 

Google Analytics o altri strumenti  di terze parti consentono, tramite snippet di codice e relativi cookies (attenzione: trattandosi di profilazione delle utenze potrebbe essere necessaria la comunicazione al Garante della Privacy) da installare nelle pagine del sito, di analizzare non solo i comportamenti degli utenti ma anche di ottenere informazioni qualitative sul loro sesso, sulla loro età, sui loro interessi e su altri aspetti socio-economici.

 

Anche AdWords consente di valutare le performance delle campagne segmentandole per questi attributi.

 

Perché è importante conoscere a fondo la propria utenza?

 

Presto detto:

  • mediamente il tasso di conversione di un sito che funziona è del 4% ovvero ben 96 utenti del sito sono “inutili” almeno in prima battuta;
  • più di un utente su tre aggiunge prodotti nel carrello di un e-commerce senza procedere all’acquisto (ben il 70% dei carrelli è quindi “abbandonato”);
  • la metà degli utenti prima di convertire visita in media 3 siti internet alternativi;
  • l’aspetto visivo e comunicazionale di un annuncio calibrato per uno specifico target sulla Rete Display incide in maniera significativa sul CTR e dunque sul numero di utenti pertinenti con i contenuti del sito;
  • la conoscenza del proprio pubblico consente di creare campagne idonee a deliziarlo o a trovare nuovi target affini.

 

I passaggi necessari per sfruttare al meglio le informazioni qualitative sui propri utenti sono:

  • rilevazione: comprendere il pubblico e creare comunicazioni pertinenti e personalizzate;
  • coinvolgimento: creare campagne di remarketing mirate su utenti che sono prossimi alla conversione o per riportare sul sito utenti che si sono allontanati;
  • espansione: incrementare l’audience attraverso annunci in linea con la propria clientela oppure, come precedentemente segnalato, aggredire target al momento non serviti.

 

Utilizzando come metodo di attribuzione il modello “ultimo clic” l’unica campagna in grado di ottenere un “credito” di conversione è quella di remarketing ovvero di coinvolgimento ma in realtà anche le altre due fasi portano tanta acqua al mulino del funnel di conversione.

 

Nel corso degli anni Google ha indirizzato gli inserzionisti a concentrarsi anche sulle microconversioni e su tutta una serie di metriche che aiutano ad abbandonare, almeno in parte, il falso mito del “vale solo l’ultimo clic”.

 

Ne è un esempio l’introduzione delle Conversioni:

  • View-Through, delle quali abbiamo parlato in precedenza in questa rubrica, che misurano quanti degli utenti che hanno convertito hanno visualizzato in precedenza un annuncio della Rete Display senza aver fatto clic;
  • Click-Assisted che indicano il numero totale di conversioni che una parola chiave ha contribuito a raggiungere con uno o più clic di assist;
  • Impression-Assisted che sono come le precedenti ma senza clic.

 

Per analizzare meglio l’apporto delle campagne AdWords e quelle per la rete di ricerca in particolare ci sono di grande aiuto anche alcuni report di Analytics come “Conversioni Assistite” e “Percorsi di conversione”.

 

Anche valutando correttamente la capacità di conversione delle varie campagne è possibile conoscere meglio l’audience e dunque entrare in un circolo virtuoso che porta solo a migliorare le performace della propria attività online.

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Bio Marco Biagiotti

Laureato in economia ma ufficiosamente hacker, è socio amministratore di Telemaco, agenzia di marketing in Italia e in Marocco, Top Contributor di Google Ad​W​ords​, formatore e​ autore di libri quali Web Marketing Internazionale, Social Media Advertising e Google ​Data Studio Per Tutti. ​​La potenza di AdWords sia in ottica di pubblicità che di raccolta di informazioni non poteva non sedurlo e coinvolgerlo al punto di aiutare altri che vi si avvicinano.