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Quello non lo guardo mai… #OKDisplay

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Una ricerca di Magna e Media Lab ha confermato che buona parte degli utenti salta gli annunci pre-roll come ad esempio quelli che compaiono prima di un video YouTube.

 

Sono infatti quasi 8 utenti su 10 (76%) quelli dichiarano di saltare un annuncio il prima possibile e che lo fanno principalmente “per abitudine”.

 

La ricerca dimostra comunque che gli annunci “vittime” di skip hanno tuttavia un loro valore in termini di capacità di ricordare il brand in un momento successivo.

 

L’unico momento in cui un utente visualizza il video è quando il contenuto pubblicitario è particolarmente pertinente o soprattutto quando la fase di acquisto in cui si trova il consumatore è proprio quella più prossima all’acquisto vero e proprio.

 

Semplificando al massimo potremmo dire che per ottenere ottimi risultati con gli annunci pre-roll di YouTube sarebbe opportuno utilizzare prevalentemente segmenti di pubblico “in-market”: un pubblico di questo tipo è già influenzato sia dal brand che dal settore che questo rappresenta e dunque è più incline a continuare nella visualizzazione.

 

Dunque un valido metodo per ottenere il massimo da questo tipo di annuncio video è senza dubbio quello di creare campagne specifiche per le varie fasi in cui si può trovare il consumatore durante il proprio processo d’acquisto ovvero:

  • Awareness (Consapevolezza): l’utente ancora non ha ben identificato il problema che lo affligge, non è ancora pronto ad acquistare e non ha nessuna voglia di guardare un annuncio che cerca di vendere qualcosa;
  • Considerazione (Consideration): l’utente ha identificato il problema ed è in cerca delle soluzioni che possono risolverlo, non è ancora pronto ad acquistare ma potrebbe essere interessato da un video formativo;
  • Decisione (Decision): l’utente ha identificato il problema, ha trovato la soluzione e sta scegliendo da chi e cosa acquistare.

 

In questa ottica se per la fase conclusiva del processo di acquisto nella quale l’utente si trova nel segmento di pubblico in-market e dunque può essere interessato anche da annunci di prodotto, nelle altre due fasi non lo è altrettanto ed è quindi opportuno riuscire a “sedurlo” in altro modo.

 

Identificare le fasi in cui si trova l’utente è abbastanza semplice grazie ai sofisticati strumenti di targeting di AdWords per cui non basta che produrre dei contenuti degli annunci che siano pertinenti con gli intenti dell’utente.

 

Invece di iniziare con “il nostro prodotto…” (valida possibilità in fase di Decision) sarà meglio coinvolgere l’utente dandogli del “tu” e concentrarsi sul suo problema (Awareness) o su come la soluzione proposta possa aiutare a risolverlo (Consideration).

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Bio Marco Biagiotti

Laureato in economia ma ufficiosamente hacker, è socio amministratore di Telemaco, agenzia di marketing in Italia e in Marocco, Top Contributor di Google Ad​W​ords​, formatore e​ autore di libri quali Web Marketing Internazionale, Social Media Advertising e Google ​Data Studio Per Tutti. ​​La potenza di AdWords sia in ottica di pubblicità che di raccolta di informazioni non poteva non sedurlo e coinvolgerlo al punto di aiutare altri che vi si avvicinano.