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C’era una volta Online vs. Offline. #OKDisplay

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Ogni giorno le ricerche di Google registrano una significativa quantità di query mai viste prima (qualche anno fa la stessa Google parlava quasi di un 20% di “nuove” query ogni giorno) e, ciò che si cerca online non è più quello che si cercava online.

 

Una decina di anni fa le query di ricerca erano dei raggruppamenti di parole chiave come ad esempio “pubblicità online strumenti” mentre adesso, complice anche l’accesso a Internet di utenti meno “tecnici”, tale ricerca avviene con parole chiave più “colloquiali” come ad esempio “migliori strumenti per fare pubblicità online” o sottoforma di domanda “quali sono gli strumenti per fare la pubblicità online?”.

 

Il diffondersi della ricerca vocale e di strumenti come Google Assistant o di accessori come Google Home fanno sì che sempre più spesso le persone “parlino” con Internet.

 

Non vuole certo essere una dimostrazione scientifica, ma il solo incremento delle ricerche contenenti la parola chiave “per piacere” negli ultimi 10 anni fa capire quando Internet sia diventata “umana”.

 

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Questa tendenza trova riscontro anche nella Rete Display di Google: gli annunci adattabili, che rappresentano un potente strumento di native advertising, mirano proprio a rendere più fluido e immediato il passaggio da “un clic su un annuncio” a “una continuazione di approfondimento”.

 

Come precedentemente osservato le persone cercano su Internet cose che solo qualche anno fa non avrebbero cercato: sono più curiose e cercano consigli e, secondo John McAteer, vicepresidente del dipartimento commerciale di Google negli Stati Uniti, il 62% degli utenti che fanno ricerche con gli smartphone prediligono le informazioni di valore indipendentemente da chi le fornisce.

 

In questo contesto la Rete Display di Google, gli annunci pertinenti e la relativa pagina di destinazione rappresentano degli strumenti molto potenti.

 

Se è vero che non conta tanto chi parla ma come parla allora è vero che la Rete Display può essere utile in due modi:

  • riuscire a veicolare traffico di qualità per quegli inserzionisti che non hanno una elevata brand awareness ma che possono offrire contenuti, prodotti o servizi di qualità;
  • valorizzare il proprio brand per quegli inserzionisti che vedono il loro “storico” marchio attaccato da nuovi player sconosciuti ma che riscuotono l’interesse del pubblico.

 

Il concetto è chiaro: non serve più il banner che attira l’attenzione ma la forma colloquiale che riesce a esprimere la qualità che attende l’utente oltre il clic.

 

Ma attenzione a non confondersi con la “persuasione”: persuadere un utente a leggere una pagina può essere controproducente se tale pagina non riesce a mantenere le aspettative, un po’ come un negozio che non è all’altezza della propria vetrina.

 

Negozi e vetrine… Google sta cercando sempre più di comprendere meglio il passaggio dall’online ai negozi e sta tentando di aiutare anche gli inserzionisti della Rete Display introducendo il monitoraggio delle visite in negozio per gli utenti connessi da mobile.

 

Queste novità che vedremo nei mesi prossimi portano inesorabilmente (finalmente) all’abbandono della falsa dicotomia “online/offline”.

Bio Marco Biagiotti

Laureato in economia ma ufficiosamente hacker, è socio amministratore di Telemaco, agenzia di marketing in Italia e in Marocco, Top Contributor di Google Ad​W​ords​, formatore e​ autore di libri quali Web Marketing Internazionale, Social Media Advertising e Google ​Data Studio Per Tutti. ​​La potenza di AdWords sia in ottica di pubblicità che di raccolta di informazioni non poteva non sedurlo e coinvolgerlo al punto di aiutare altri che vi si avvicinano.