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Differenze tra Remarketing e Retargeting

Sommario


 

Pur comprendendo che la differenza è spesso inapplicabile e che nel sistema di marketing le due voci sono trattate allo stesso modo, ritengo che si possa trovare una sottile differenza tra i due sistemi. Cerchiamo di capirla in questo nuovo articolo.

 

 

Cosa è marketing


 

In senso esteso, per definizione il marketing è l’attività di piazzare sul mercato un bene o un servizio al fine di commercializzarlo, allo scopo di ottenere il maggiore profitto. Lo studio e la messa in pratica dell’interazione che avviene (citando indicativamente Wikipedia) tra il mercato, inteso come il cliente, e l’impresa, rispondendo alla classica formula di domanda che trova un’offerta. Piazzare sul mercato un’offerta vincente è quindi la finalità del marketing; definibile anche come l’azione stessa che compie l’azienda per proporre nel modo più convincente possibile il proprio prodotto / servizio.
Ne deriva che il marketing è la capacità di riuscire a vendere.

 

 

Cosa è il targeting


 

Come target si indica il bersaglio dell’operazione di marketing, quindi nel caso in cui si parta, evidentemente, dalla realtà inopinabile, che l’azienda piazza sul mercato un bene che viene richiesto, o dovrà essere richiesto sulla base dell’efficacia della sua funzionalità, l’azienda stessa necessita di un pubblico che o chiede direttamente il bene stesso, o almeno ne diventerà consumatore, poiché attirato dalle sue proprietà.
Il target è quindi il consumatore che dovrà, col suo acquisto, generare profitto.

 

 

Remarketing e Retargeting


 

A questo punto abbiamo definito sommariamente e forse un po’ troppo scolasticamente, ma va così, i due termini, dove da una parte incontriamo l’utente che compie la domanda e dall’altra l’azienda che piazza l’offerta. In termini generalisti, chiaro, ma è evidente che se l’azienda fa operazioni di marketing, queste sono indirizzate al suo target, o almeno all’utente che nel piano di marketing si è evidenziato come potenziale consumatore della nostra offerta.
Da qui secondo me partono - e arrivano - le differenze. Chiamare il retargeting come alias del remarketing è semanticamente scorretto, ma tra i due termini esiste chiaramente una correlazione. Il remarketing, così espresso da AdWords, è vero che parte da una lista di pubblico definita, sia che la lista sia positiva, cioè “indirizza il messaggio a”, che negativa, vale a dire “non indirizzare il messaggio a”, attività, la seconda, che può essere fatta anche escludendo un certo tipo di pubblico.
La finalità del retargeting è quella di esportare un certo tipo di audience ridefinendone le attitudini, vale a dire creare una lista su base comportamentale dell’utente stesso. La sua matrice è nel definire il target o ridefinire il target. Nel remarketing la finalità è - se vogliamo - diversa, poiché la sua vocazione è di manipolare l’approccio commerciale, a prescindere dal target che viene modificato.

In una lista AdWords tipica, di base, dove l’elenco viene composto dai visitatori del sito, è evidente che lavoro su un utente che ha acceduto al mio sito, dimenticandomi (volutamente) di tracciare altri parametri. Semplicemente quell’utente è una persona che ha già consultato le mie pagine. L’approccio col remarketing è quindi quello di definire una strategia di comunicazione e vendita, basata eventualmente a partire dalla fidelizzazione (o assenza) sull’utente stesso. Non c’è una variazione di target, semplicemente si cambia il messaggio.

Pensate a un concessionario auto che riceve la visita continuata di un possibile cliente che però non compra l’auto. Lui torna, ma il nostro venditore non è capace di piazzare il colpo. Cambiando venditore, cioè strategia di marketing, posso avvicinarmi alla vendita. E’ chiaro che in questo c’è una verità, cambio il venditore, perché le sue capacità di vendita si avvicinano maggiormente a quelle del cliente.

 

 

Conclusioni


 

Si può storgere la bocca nel leggere questo punto di vista, non solo perché come detto, la differenza è sottile, ma anche e sopratutto perché la definizione che se ne dà è effettivamente spesso la stessa. Per mia abitudine li tratto in modi diversi e questo consente di porre l’attenzione delle aziende alle quali offro la mia consulenza su due aspetti di base. Il messaggio o veicolo di vendita e il pubblico al quale questo è destinato. Quello che conta è poi ottenere profitto. Per me si potrebbe chiamare anche Pippo o Paperino. Si possono chiamare come vogliamo, basta capire che il target non è il marketing, ma è il target, che condiziona il marketing (non sempre, chiaro!).

 

 

Collegamenti utili


 

Bio Andrea Testa

Lavoro in ambito web dal 1993 e da sempre mi occupo di indicizzazione e marketing. Dal 2005 affronto l'advertising online e l'indicizzazione con un'ottica prettamente SEM, dedicata cioè al Search Engine Marketing, comprese le sue attuali derivazioni legate ai Social Media. Dal 2012 sono docente di Web Marketing al Corso di Laurea Magistrale in Marketing Consumi e Comunicazione alla IULM di Milano.