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Portando ROI da... altri motori

Sommario


 

Per quanto Google sia il motore di ricerca più conosciuto, non potrà mai essere l’unico usato. Questo dato, nel suo assoluto, ci dà un suggerimento anche abbastanza mal celato: cosa succede se un utente non trova la risposta alla sua domanda? Probabilmente capiterà su Google, riproponendo la solita query, ma confidando in una risposta diversa.

 

 

Statistiche alla mano...


 

Utilizziamo come sistema di analisi gs.statcounter.com e limitiamo (per semplicità di valutazione) i dati al mercato Italia. Google è oggi al 94,16% d’uso sugli utenti che effettuano ricerche da desktop (nb, il campione appunto si riferisce al solo traffico desktop).

Uso dei motori di ricerca

Bing è al 2,35% e Yahoo in terza posizione al 2.13%. Ciò significa che quasi il 100% dei motori di ricerca che vengono usati dagli utenti per ottenere risposte, può contare su un sistema di accesso basato su piattaforme PPC.

Google il motore più usato

 

 

Tattica


 

Perché è utile capire che (quasi) il 100% del traffico è potenzialmente pagabile? Perché tramite le piattaforme PPC, possiamo fare una cosa, che è difficile, o quanto meno lunga, da fare tramite indicizzazione organica. Vale a dire, possiamo avere la certezza di far atterrare un utente su una determinata landing con una determinata query.
All’atto pratico niente di significativo. Il vantaggio tattico reale lo abbiamo nel momento in cui possiamo fare due landing diverse, per andare a scovare gli insoddisfatti della prima ricerca, quando questi arrivano da un motore che non sia Google e tramite PPC.

Ipotizziamo dunque che l’utente effettui una query da Bing (o Yahoo) e che atterri su una landing dedicata. Analizzeremo il comportamento dell’utente che entra in questa landing, verificando l’eventuale assenza di conversione. L’utente viene quindi inserito in un segmento di pubblico remarketing, identificandolo come utente proveniente da un altro motore e che appunto, non ha convertito.

Passiamo ad AdWords… A questo punto potremo fare in modo di creare un gruppo annunci specifico, con un messaggio ad hoc e una landing strutturata diversamente. Se l’utente, insoddisfatto dalla prima ricerca, cambierà motore, vedrà un annuncio costruito appositamente sulla sua precedente insoddisfazione!

 

 

Conclusioni


 

Ho suggerito un espediente tattico chiaramente debole, ma che offre interessanti sviluppi. Pensate per esempio a traffico in arrivo dai social, sullo stesso schema delle sponsorizzazioni, oppure direttamente da post organici su Facebook, Twitter… o anche LinkedIn.
Un’altra idea da sviluppare, nell’ottica di un remarketing intelligente.

Bio Andrea Testa

Lavoro in ambito web dal 1993 e da sempre mi occupo di indicizzazione e marketing. Dal 2005 affronto l'advertising online e l'indicizzazione con un'ottica prettamente SEM, dedicata cioè al Search Engine Marketing, comprese le sue attuali derivazioni legate ai Social Media. Dal 2012 sono docente di Web Marketing al Corso di Laurea Magistrale in Marketing Consumi e Comunicazione alla IULM di Milano.