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FAQ Analytics #7: Come valutare la frequenza di rimbalzo?

 

Come valutare la frequenza di rimbalzo?

Messaggio tipo: “...Ciao, quale percentuale può essere considerata una buona frequenza di rimbalzo ?

 

La risposta può essere più o meno articolata, ci sono diversi aspetti da mettere in chiaro, ma sono molto affezionata a questa metrica, quindi mi fa molto piacere parlarne e cercare di spiegare perché è tanto importante.

Partiamo dal comprendere cosa sia, per definizione: si considera frequenza di rimbalzo quando viene effettuato l’accesso al sito attraverso una pagina e vi si esce attraverso la stessa.

 

Quindi, dalla definizione possiamo trarre in maniera abbastanza immediata alcune considerazioni:

  • si perde il conto del tempo, dal momento che Analytics non calcola quello dell’ultima pagina;
  • un blog o un qualunque sito mono-pagina avrà sempre un’alta frequenza di rimbalzo (se non vi sono stati impostati eventi);
  • le visite risulteranno prive di navigazione;
  • forse l’utente non ha trovato quello che cercava? O al contrario ha consumato il contenuto e soddisfatto ha lasciato il sito? Di default non possiamo saperlo.

Qual è la frequenza di rimbalzo ottimale?

 

La frequenza di rimbalzo (o bounce rate) ottimale è tra il 25% e il 30%, questo comporta che il restante 70-75% naviga il sito web. Questo è un benchmark molto generalizzato, ma in realtà i livelli ottimali dipendono dal tipo di sito web, da come sono strutturate le sue pagine e dal mezzo di accesso.

Difficile immaginare una frequenza di rimbalzo allo 0%, anche perché, se si tratta della navigazione su più di una pagina, vuol dire che gli utenti ne navigano sempre almeno 2, quindi non riusciamo mai a fornirgli, con nessun mezzo, il contenuto che desidera. Anche una frequenza di rimbalzo troppo bassa (leggerete in communiti sul 2-3%) può essere un campanello di allarme, perché in alcune pagine potremmo aver implementato un doppio codice di monitoraggio.

Di fatto, questa metrica è un valido misuratore della “site experience” dell’utente, potrai obiettare che ci sono anche la durata e le pagine per sessione utili per valutare l’esperienza di navigazione, ma non potrai negare che queste due metriche sono direttamente influenzate dal bounce rate: potrei avere ottime performance qualitative a livello di durata e pagine, ma potrei avere una frequenza di rimbalzo all’80%, questo vorrà dire che solo quei 20 utenti su 100 che mi navigano riescono ad alzare le performance, ma c’è una percentuale troppo alta di sessioni che non vengono considerate. Il calcolo medio delle metriche di Analytics viene effettuato soltanto sulle sessioni senza rimbalzo, quindi nel caso indicato verrebbe effettuato soltanto su 20 utenti, senza fornire dati di navigazione sul restante 80%.

Naturalmente un’attenta analisi potrà recuperare dati preziosi utili per capire il motivo della “non navigazione”, per prima cosa possiamo impostare 2 segmenti, uno per gli utenti che rimbalzano e l’altro per quelli che non lo fanno. Dopo di che andiamo ad analizzare le pagine di destinazione, le parole chiave, la categoria del dispositivo, il browser, la lingua, il mezzo.

Questa analisi si concluderà riscontrando delle regolarità sotto qualcuno di questi aspetti e nella maggior parte dei casi il problema contiene anche la soluzione, sarà così che in base alla causa della frequenza di rimbalzo possiamo risolvere così:

  • I dispositivi mobile hanno una frequenza di rimbalzo al 70%, normale che lì sia più alta, perché la navigazione è sicuramente diversa da quella da desktop, cioè, l’intento è diverso, in quel caso il tempo a disposizione dell’utente per la ricerca sarà sicuramente inferiore, quindi occorre accorciare i tempi di risposta da parte del nostro sito... ma prima di tutto: abbiamo una versione mobile del sito? O quanto meno è responsive?
  • Gli accessi con la frequenza di rimbalzo più alta arrivano dai social network. Se tale rimbalzo è entro il 60% siamo ancora messi abbastanza bene. Considera che molti utenti possono cliccare sul link per sbaglio, o anche cliccare, consumare il contenuto del momento e tornare sul social, rimbalzando sul sito web. Si tratta di una navigazione molto mirata.
  • Accessi da AdWords hanno una frequenza di rimbalzo al 90%! Attenzione! Se si tratta di campagne display il clic può rappresentare un’apprezzamento della creatività, ma questo non vuol dire un successo per il sito web, di fatto significa che l’utente si aspettava qualcosa di diverso sul sito. Per una campagna search la frequenza di rimbalzo entro il 50% va bene, in questo caso, come per i social, il margine è più alto dal momento che AdWords lavora soprattutto per landing page specifiche, aumentando così le possibilità di coerenza con la ricerca dell’utente.
  • Con quali query l’utente accede al sito web? Sono coerenti con l’ambito di attività del sito web? Se la risposta è no vuol dire che c’è un chiaro problema di SEO (Search Engine Optimization), quindi i testi del sito non sono scritti nel modo corretto e non consentono una buona lettura da parte dei motori di ricerca, di conseguenza porta utenti che in realtà cercano altro.
  • la frequenza di rimbalzo è molto alta per pagine specifiche. Magari si tratta di pagine su cui ha senso concludere la navigazione (come conclusione acquisto, invio e-mail)? Oppure si tratta di pagine in cui sono presenti link che portano all’esterno del sito? Bene: traccia i link in uscita!

 

Oltre al riscontro dei problemi specifici ci sono alcuni accorgimenti preliminari che possiamo predisporre sul sito web, si tratta degli eventi. Ne ho parlato nello scorso articolo (che puoi leggere qui: https://www.it.adwords-community.com/t5/Articoli/FAQ-Analytics-6-Come-tracciare-gli-eventi-con-Unive... ), gli eventi sono implementazioni nel codice sorgente del sito web, che aiutano a interpretare il comportamento dell’utente e volendo, ad abbassare la frequenza di rimbalzo. Il momento in cui scatta l’evento, risulta che l’utente ha navigato il sito web, quindi quando per esempio lascia la pagina del nostro sito cliccando su un link che porta all’esterno, il tracciamento del link non considererà l’uscita come rimbalzo.

Infine, la frequenza di rimbalzo ha il suo evento di riferimento, definito “adjusted bounce rate”, si tratta di un evento temporale, in cui noi possiamo definire appunto il tempo dopo il quale scattare. Ponendo che in media un utente comprende un contenuto in 30 secondi, potrebbe essere quello un benchmark da impostare (va inserito il parametro in millisecondi). Nello specifico sta a te ipotizzare il tempo utile per la fruizione corretta delle pagine del tuo sito web, non sarà uguale per tutte, farai una media e quello sarà il tempo dopo il quale scatterà l’evento.

 

Il codice evento dell’adjusted bounce rate è:

 

ga(‘send’, ‘pageview’);

setTimeout(“ga(‘send’,’event’,’lettura’,’30secondi’)”,30000);

</script>

 

Siamo giunti al termine di questo appuntamento, non resta che suggerirvi di stare molto attenti all’analisi del bounce rate, fondamentale per comprendere come il sito web risponde alle esigenze dell’utente.

 

Discussioni relative alla frequenza di Rimbalzo

 

Per approfondire l’argomento ti lascio alcuni post presenti in community e resto a disposizione per qualsiasi domanda.

 

 

Bio Mariella Boccia

Dopo la laurea magistrale in digital marketing management cerco di costruire il mio futuro in questo campo. Credo fortemente nel potere della web analytics, come supporto alle strategie di marketing. Devo molto a internet e voglio ricambiare imparando al meglio i suoi segreti. La community di AdWords è una bella messa alla prova delle mie capacità, inoltre mi permette di aiutare gli altri, arricchendo le mie conoscenze: vantaggio per tutti!

Commenti
da Collaboratori Principali Alumni Enza Maria S Collaboratori Principali Alumni
in data ‎04-03-2015 13:29

Ciao Community,

vi segnalo il precedente articolo di Mariella su #FAQAnalytics: https://www.it.adwords-community.com/t5/Articoli/FAQ-Analytics-6-Come-tracciare-gli-eventi-con-Unive...

 

Lasciate i vostri commenti o ulteriore domande se siete in cerca di approfondimenti.