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Quando è Accettabile la Frequenza di Rimbalzo?

In questo articolo ti spiego molto semplicemente quando e perchè la frequenza di rimbalzo di un sito web si può ritenere accettabile.

 

frequenza-rimbalzo.pngFrequenza di rimbalzo Google Analytics

 

Una delle metriche più discusse da chi comincia ad approcciarsi a Google Analytics, sia perchè in bella mostra "ovunque" nell'interfaccia di Analytics, sia perchè se ne parla molto, a volte a sproposito, è la frequenza di rimbalzo.

 

La frequenza di rimbalzo è un dato molto utile, ad esempio, per valutare indirettamente una pagina web se piace ai visitatori. Però, molto spesso è analizzato solo il numero, non l'insieme, composto dalla pagina, dal sito web e degli obiettivi di business.

 

Prima di dire altro, dato che questo articolo è scritto sopratutto per chi è alle prime armi con Google Analytics, per evitarti di andare a vedere cos'è la frequenza di rimbalzo ti spiego semplicemente cos'è la frequenza di rimbalzo:

 

Se un utente durante una sessione di navigazione entra nel tuo sito web, legge la pagina ed esce  dal sito è "rimbalzato" fuori dal sito.

 

All'atto pratico, tramite un esempio: se su quattro utenti che visualizzano il tuo sito web tre di loro vedono una sola pagina, ed il quarto ne vede di più, la frequenza di rimbalzo media sarebbe del 75%.

 

Questo "rimbalzare" troppo è spesso interpretato come una cosa che non va bene insindacabilmente, ebbene, non è del tutto vero.

 

Qual è la percentuale della frequenza di rimbalzo accettabile?

 

Per forza di cose dovrò usare una parola che spesso non va a genio a molte persone perchè non risolutiva: dipende.

 

La frequenza di rimbalzo standard, accettabile, non esiste.

 

In linea teorica, ovviamente, per te sarebbe meglio intrattenere le persone nel tuo sito web il più possibile. Può non succedere per vari motivi, e, non necessariamente è male avere una frequenza di rimbalzo "alta".

 

Tramite degli esempi realistici e reali cerco di  farti capire perchè una frequenza di rimbalzo accettabile non esiste ma è una metrica variabile. Sopratutto, ma non solo, in base gli obiettivi di business e la struttura del sito web:

 

  • Un sito web onepage (di una pagina) non può far altro che avere una frequenza di rimbalzo del 100%;
  • Se scrivi lunghi articoli, e se questi soddisfano a pieno quello che cercavano le persone, dopo averli letti potrebbero uscire dalla pagina, ma la loro esperienza sul sito web sarebbe comunque ottima;
  • Un sito web che guadagna tramite pubblicità online ha l'interesse che le persone clicchino sui banner/sugli annunci, le persone abbandonano la pagina dopo averlo fatto, se non lo facessero il sito web non guadagnerebbe.

 

Per poter analizzare meglio il comportamento degli utenti sul sito web i più esperti possono usare, ad esempio, la misurazione della profondità dello scroll oppure applicare la frequenza di rimbalzo modificata. Se non fossi esperto di codice/di Google Analytics puoi chiedere di fartelo fare.

 

Concludo l'articolo dicendo che, seppur non esiste la frequenza di rimbalzo accettabile è comunque un indicatore molto importante. Inoltre, dico anche che, come non esiste la frequenza di rimbalzo ideale non esiste nemmeno il tempo sul sito ideale, tutti i siti web sono diversi.

 

Hai qualcosa da aggiungere? Lascia un commento. Ritieni l'articolo utile e/o interessante? Lascia un "mi piace" e condividilo.

Bio Yuri Carlenzoli

Più unico che raro. Ovvio, tutti sono unici, ma, presentandomi preferisco dire qualcosa di scontato piuttosto che parole anglofone che fanno sembrare guru, ingiustificatamente. L'unicità inoltre la tengo sempre presente, anche in quello che faccio online, nei siti web, nella SEO, ecc., mie passioni oltre che il mio lavoro. Vuoi sapere altro? Google Me!

Commenti
da Marco C
in data ‎10-06-2018 12:42

Mi è capitato di curare un sito web (e-commerce) con Bounce Rate da oltre il 60-70%. Situazione a mio parere dovuta principalmente ad UI e UX poco intuitive: i visitatori cliccavano e abbandonavano la pagina prodotto (nonostante corrispondesse a quanto avevano appena cercato), senza acquistare ovviamente.

 

Credo sia lo scenario più fastidioso, perché comporta una modifica radicale del sito (o quanto meno delle pagine coinvolte).

 

Un modo efficace per correre ai ripari potrebbe essere quello di installare un tracker che registri le azioni degli utenti e crei delle heatmaps, così da poter apportare modifiche a quelle pagine sulla base dei dati raccolti.

Che ne pensi?
Contenuto molto interessante, grazie per la condivisione!

Marco


da Yuri Astri Nascenti
in data ‎11-06-2018 09:02

Ciao @Marco C,

come dico nell'articolo alla fine il numero (60% - 70%) non è un problema. Sopratutto se l'ecommerce converte.

 

Se mi dicevi che paghi AdWords ed il tasso di conversione è dello 0,2% ti dicevo la "stessa cose": il ritorno dell'investimento è positivo? Anche se si può tenmtare di migliorare il tasso di conversione non è un enorme problema.

 

Comunque sia l'ottimizzazzione del rapporto di conversione dell'ecommerce non è una cosa che si fa "istantaneamente" guardando heatmaps, l'esperienza utente (mobile/desktop) sicuramente è essenziale, ci sono poi best ptacticies e bisogna testare nuove implementazioni e/o cambiamenti.

 

A volte anche piccoli cambiamenti possono dare dei buoni risultati.

 

Buona giornata,

Yuri.